Meditazione Vipassana opinioni

Meditazione Vipassana opinioni

By Roberto Martinmeditazione vipassana opinionio

Quando parliamo di Meditazione Vipassana opinioni diffuse possono offrire interpretazioni diverse a coloro che si approcciano ad essa.

Questo aspetto è di fondamentale importanza, in quanto l’esperienza che ognuno vive è soggettiva, cioè vissuta in base alle proprie percezioni e conoscenze, che sono sempre condizionate; leggendo questo articolo due persone potrebbero recepire messaggi diversi, in quanto possono aver percorso cammini di vita differenti tra loro che li ha condotto a vivere una realtà diversa, una storia personale diversa capace di rendere consapevoli in modo diverso.
Voglio dire che la comprensione della vita sarà per entrambi di importanza vitale, pur tuttavia diversa nella loro individualità… per cui il solo fatto di fare esperienza di qualcosa di nuovo, può condurre a risultati diversi in base alla storia personale, al livello di consapevolezza raggiunto e alla diversa realtà vissuta.

Ecco quindi che qualcosa di nuovo sperimentato da due persone diverse, può dare anche con la Meditazione Vipassana opinioni e risultati differenti a livello individuale.

L’esperienza di ognuno è il frutto del campo di conoscenza che a livello individuale si ha coltivato; quando si sperimenta, quel campo restituisce delle risposte che saranno direttamente collegate alla nostra evoluzione (e non potrebbe essere diversamente, un conto è essere nati e vissuti in condizioni disagiate – per strada ad esempio – altra cosa, se si nasce e vive nella bambagia, si avranno inevitabilmente punti di vista differenti da integrare), tuttavia, può esserci l’elemento comune dello strumento utilizzato per sperimentare.

Ascoltando chi pratica la Meditazione Vipassana opinioni diverse si fanno strada in quanto dipendono dai diversi punti di vista con cui vengono espresse ed esaminate.
Nella mia vita ho sperimentato, praticando diversi metodi e tecniche di meditazione, trovando sempre beneficio da ognuna di esse, mai mi sono soffermato sul fatto che mi stesse dando tanto o poco, sperimentavo solo ciò che la meditazione guidata mi indicava, vivevo quell’esperienza, oppure seguivo le istruzioni avute dall’insegnante di turno o dal Maestro (fortunato chi ha o ha avuto la fortuna di averne uno), tutto nella piena fiducia che qualcosa sarebbe accaduto, ed è sempre stato così, ogni volta che mi sono seduto o mi siedo in meditazione, sperimento qualcosa… ogni volta con sempre più profondità, ed è naturale che tale processo nella sua evoluzione possa condurre solo alla vera natura di tutte le cose, senza se e senza ma,

anche se il processo può essere interpretato nel suo percorso in vario modo…

Per fare un esempio riprendo un pensiero del famoso mitologo Joseph Campbell tratto da un suo famoso libro, nel quale scrisse che Gesù può essere considerato come un uomo che a forza di austerità e meditazione raggiunse la Saggezza; oppure si può credere che un dio discese sulla terra costringendosi a vivere come essere umano. L’esperienza trascendentale e redentrice da esso vissuta ci spingerebbe ad imitare le gesta del Maestro nel primo caso; mentre nel secondo caso ci dimostra che l’eroe è un simbolo da contemplare, più che un esempio da seguire alla lettera.
L’Essere divino è una rivelazione dell’Essere onnipotente, che abita in ciascuno di noi. Così la contemplazione della vita deve essere compiuta come una meditazione della propria imminente divinità, e non come un preludio a una precisa imitazione; l’insegnamento non è di fare questo ed essere buono, ma sapere questo ed essere Dio.

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