Come andare più in profondità nella meditazione: le trappole della mente e la risposta della Vipassana

Oggi rispondo a un dubbio molto frequente che riguarda quasi tutti coloro che meditano:

“Ciao Claudio, certe volte ho la sensazione di essere andato davvero in profondità in meditazione, mentre altre volte mi sembra di essere rimasto del tutto in superficie. Cosa posso fare per meditare andando sempre più in profondità?”

È una bella domanda. Questa sensazione di rimanere “in stallo” o di non riuscire a raggiungere lo stesso livello delle sedute migliori capita molto spesso.

In questo articolo vedremo insieme cosa puoi fare concretamente, quali sono i meccanismi subdoli che ti bloccano e qual è la tecnica per eccellenza per andare in profondità: la meditazione Vipassana.

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1. Il primo passo: radicarsi nel corpo e nel respiro

Come in tutte le meditazioni, il punto di partenza consiste nello spostare subito l’attenzione alle sensazioni corporee e agganciarsi il prima possibile al respiro.

Focalizza la tua attenzione sull’aria che entra e che esce o sul movimento dell’addome. Questa attitudine iniziale ti accompagnerà per tutta la pratica e ti aiuterà a ritrovare la dimensione della presenza.

Ogni volta che la mente vaga, ritorna semplicemente e con gentilezza al respiro. Fino a qui non ti ho detto nulla di nuovo, ma questo passaggio resta la base indispensabile di qualsiasi meditazione: senza questa centratura iniziale non si può andare da nessuna parte.

2. Accogliere le distrazioni anziché respingerle

Il secondo passo consiste nell’imparare ad accogliere le distrazioni.

Quando hai la sensazione di non riuscire ad andare in profondità perché la mente è agitata, non cercare di cacciare via i pensieri. Respingerli significherebbe fare “braccio di ferro” con la mente, col solo risultato di distrarti e affaticarti ancora di più.

Quando ti accorgi che c’è una distrazione:

  1. Riconoscila con benevolenza.

  2. Non indulgere in essa (non seguirla nel suo racconto).

  3. Senza giudicarti, ritorna con dolcezza al respiro.

Il respiro ti riporta nel qui e ora. È proprio ritrovando questa pace nel presente che si creano le condizioni per scendere più in profondità.

3. Le trappole della mente: il gioco delle matrioske

Per andare davvero in profondità dobbiamo imparare a scovare gli inganni più subdoli della mente. Immagina questi ostacoli come una serie di matrioske (o scatole cinesi), dove ogni livello contiene un atteggiamento ancora più sottile del precedente.

Primo livello: Il senso di prestazione

Chiediti: C’è in me l’ansia di dover prestare una performance? Sto pensando: “Devo andare più in profondità, devo riuscirci a tutti i costi”?

Se c’è questo pensiero, mettilo a nudo. Riconoscilo, autorizzalo a esserci senza farti incastrare e lascialo andare, ritornando al respiro.

Secondo livello: Le aspettative legate al passato

Se scaviamo ancora più a fondo, spesso troviamo delle aspettative.

Forse in passato hai vissuto un’esperienza meditativa bellissima, di grande pace o beatitudine, e oggi pretendi di rivivere quella stessa sensazione o di superarla. Ma quel ricordo appartiene al passato, non all’adesso. Se cerchi il passato sul cuscino da meditazione, stai pensando, non stai meditando!

Terzo livello: La trappola del “Fare” contro la dimensione dell'”Essere”

Meditare per andare in profonditàAndando al livello più profondo della matrioska, scopriamo che tutte queste barriere nascono dalla dinamica del fare: fare una buona prestazione, ottenere un risultato, raggiungere un obiettivo.

Ma la meditazione di visione profonda non è un fare: è ritrovare la dimensione dell’Essere.

Quando sei sul cuscino, chiediti: “Sono presente, sono nell’ ESSERE o sono concentrato sul FARE?”

Paradossalmente, meditiamo proprio per smettere di fare qualcosa e ritrovare la pura presenza. È l’atteggiamento di colui che è e che fa da testimone a ciò che accade, senza giudicare.

4. Entrare nella meditazione Vipassana

Quando compiamo tutti questi passaggi, siamo entrati a tutti gli effetti nella meditazione Vipassana.

Vipassana è un termine in lingua Pāli (l’antica lingua parlata ai tempi del Buddha) che significa “Visione Profonda”.

Nelle prime fasi ci siamo appoggiati al respiro per calmarci: questa è la fase di centratura detta Samatha. Una volta stabilizzati, possiamo espandere la consapevolezza e accogliere nel nostro campo di attenzione qualsiasi cosa emerga:

Andare in profondità con la Vipassana non significa vivere un’esperienza “speciale” o artificiale, ma svelare a strati tutti gli inganni della mente grossolana per riscoprire lo stato naturale di grande silenzio e presenza.

Anche nella tradizione spirituale occidentale, nella Bibbia, la dimensione dell’Uno viene definita con l’espressione “Io sono colui che è”. Meditare in profondità significa proprio questo: essere pura presenza, diventare il testimone consapevole di ciò che c’è, senza la pretesa di dover cambiare nulla.

5. Percezione vs Realtà: perché la mente ti inganna

Ma allora, perché a volte abbiamo la sensazione di andare in profondità e altre volte no?

La risposta è semplice: la nostra percezione spesso ci inganna.

Delle ricerche scientifiche condotte su meditanti esperti durante i ritiri (monitorati tramite elettroencefalogramma) hanno dimostrato che, giorno dopo giorno, il loro stato di assorbimento cerebrale diventava sempre più profondo.

Tuttavia, se si chiedeva ai praticanti come fosse andata la seduta, molti rispondevano: “Oggi è andata malissimo, ero distrattissimo e pieno di pensieri!”. Gli strumenti scientifici smentivano la loro percezione: la meditazione stava funzionando benissimo.

Un piccolo aneddoto personale

Anni fa, da meditante già esperto di Vipassana, partecipai a un corso di Mindfulness insieme a diversi psicologi e counselor. Alla fine di ogni meditazione guidata, l’insegnante chiedeva al gruppo come fosse andata.

Quasi tutti i partecipanti rispondevano: “Che bello, molta pace, nessun pensiero!”. Io, che ero il più esperto del gruppo, riferivo invece, con un po’ di frustrazione rispetto agli altri, di aver notato tantissimi pensieri e micro-distrazioni.

L’insegnante sorrise e spiegò il motivo: andare in profondità affina la sensibilità. Più la tua consapevolezza diventa profonda, più ti rendi conto dei pensieri sottili che prima ignoravi completamente.

Chi è alle prime armi è spesso così immerso nel flusso di pensieri da non accorgersene nemmeno e crede di aver avuto “la mente vuota”: si è liberato dei pensieri più grossolani e questo gli da pace ma ancora non coglie quelli più sottil e profondi.

Sapere di essere distratti non è un fallimento: è già un importante atto di consapevolezza!

Per andare più in profondità:

  1. Ritorna sempre al respiro.

  2. Svela le aspettative e la brama di prestazione.

  3. Abbandona la dimensione del fare per dimorare nell’Essere.

Se imparerai ad accogliere anche le giornate in cui ti senti distratto, scoprirai che eri già in profondità, solo che stavi imparando a vedere pensieri più sottili.

Guarda il Video – come meditare per andare più in profondità

 
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